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(PREMESSA alla monografia sul Padre
Fondatore)
La nostra Famiglia Religiosa ed
Ecumenica, composta di Sacerdoti,
Religiose (Missionari Ecumenici) e Laici
(Michaeliti)- all'inizio di questo
Terzo Millennio e nel ricordo, in memoria del
nostro amato e venerato Fondatore, Mons.
Giulio M. Penitenti, comunemente chiamato,
da noi, suoi figli spirituali, "il Padre"-
ha creduto opportuno unificare, nella
presente edizione, i due quadernetti
monografici, pubblicati dopo la sua morte,
con l'aggiunta di una breve appendice
per riproporre, pur se a grandi
linee, a tutti coloro che
lavorano nel campo ecumenico ed ai lettori
di questa monografia, la sua vita, il suo
carisma ecumenico così come lo ha
trasmesso, fin dagli inizi, a questa sua
Famiglia Ecumenica e, attraverso di essa,
a tutti coloro che il Signore pone sul suo
cammino.
Oggi, il problema ecumenico inizia a
penetrare in tutti gli strati della vita
cristiana. Si è cercato, anche,
dietro i pressanti ed autorevoli appelli
dei Sommi Pontefici
che si sono succeduti dopo il Concilio Vaticano II
di iniziare questo Terzo Millennio, se non
proprio in comunione piena e visibile tra
le Chiese, almeno con la volontà di
intraprendere l'arduo e, a volte, scomodo
ma necessario cammino della
riconciliazione, convinti che solo la
Chiesa una, santa, cattolica ed
apostolica, come il suo Fondatore l'ha
voluta (Cfr. Gv 17), può essere la
"Casa comune" per tutti i popoli. Le
vecchie e persistenti divisioni sono state
sempre - oggi lo si avverte di più
- un grave peccato, perché tolgono
credibilità al Messaggio
Evangelico, contribuiscono a prosciugare
la sorgente spirituale posta nel cuore
dell'uomo creato a immagine di Dio. "Col
peccato e sul peccato, diceva il Padre,
non si costruisce l'unità
perché il peccato divide, rompe e
distrugge l'armonia, l'unione".
Il cammino ecumenico non è
facile, per compierlo secondo la
volontà di Dio occorre avere, tra
l'altro, dei validi punti di riferimento
o, meglio, dei sapienti maestri da cui
attingere un'esatta formazione.
Il nostro Padre Giulio, per vocazione,
può essere annoverato tra coloro
che, come pionieri, hanno aperto e reso
accessibile questo cammino. Fin da
piccolo, il Signore aveva seminato nel suo
cuore un singolare carisma ecumenico;
mosso da questo amore, egli lo accolse e,
docile allo Spirito Santo, lo
coltivò e sviluppò mettendo
al suo servizio l'intera sua vita "usque
ad sanguinem". Nel suo diario spirituale
scriveva: "Mi consumerò per questa
missione o Signore, giorno per giorno fino
alla morte, costi quel che costi. Questa
è la volontà del Signore;
questa è la testimonianza di
Cristo; questo è il premio nostro:
consumarci con Lui, per Lui ed in Lui
perché possiamo essere tutti una
sola cosa, con gioia, nell'amore; con
Maria per essere come Lei una nuova
creatura, cioè il Cristo che Ella
ha generato".
Leggendo il presente volumetto ci si
rende conto che il suo carisma ecumenico
non proviene da quella cultura che,
spesso, genera un sapere che arricchisce
unicamente la ragione e la conoscenza ed
in esse si esaurisce. Non era laureato in
ecumenismo nè in un'altra scienza
teologica ma nella "sapienza teologale",
dottrina che scaturisce dall'Alto e si
manifesta con le sue tre virtù,
Fede, Speranza e Carità e con i
doni dello Spirito Santo. Egli ripeteva
spesso che, prima di tutto, per essere
veri Missionari Ecumenici occorre avere:
"il coraggio dei pionieri, il sangue dei
martiri, le ginocchia dei santi e l'occhio
dei profeti".
Il tempo normalmente attenua o
trasforma i ricordi anche quelli
più cari. Del nostro Padre possiamo
affermare il contrario, più gli
anni passano e più la sua figura si
staglia imponente dinanzi agli occhi del
nostro spirito. Egli spesso affermava che
i santi ed i loro insegnamenti non passano
mai di moda, restano sempre, in ogni
epoca, testimoni viventi e sapienti del
Vangelo. La nostra Famiglia Ecumenica, da
lui fondata, non si sente orfana per la
sua mancanza fisica, ma cresce e si
espande nel mondo perchè egli
continua a guidare i nostri passi. La sua
statura di uomo, di sacerdote e di
Missionario Ecumenico è più
che mai presente in noi e tra noi ed in
tutti coloro che lo hanno conosciuto. Mai
potremo dimenticare la sua persona dal
gesto vivo e misurato; la sua voce robusta
e calda; il suo sguardo intenso e
penetrante; il suo sorriso aperto e
cordiale; il suo modo di accogliere tutti
col gesto dell'abbraccio; il chiamare
ognuno per nome, come si fa con l'amico
più caro o con un proprio figlio,
anche se era la prima volta che lo
incontrava; il suo atteggiamento sempre
pronto all'ascolto, al dialogo, al
consiglio che scaturiva non solo dalla sua
vasta esperienza umana e dalla sua mente
sempre tanto geniale, fervida ed aperta,
ma, sopratutto, da una sapienza che
attingeva dalla preghiera, dal modo
raccolto e devoto di celebrare la S.
Messa, dalle ore trascorse nel
confessionale, dalle giornate intere, a
volte anche da buona parte della notte,
consacrate alla direzione spirituale:
aveva il grande dono di capire e di intuire lo stato
d'animo di ogni persona e di dare a
ciascuno il consiglio adatto ad aiutarlo a
ritrovare sicurezza, pace, gioia e voglia
di vivere da cristiano.
Il suo amore per le anime lo si
può dedurre da questa frase che si
trova spesso nei suoi scritti: "Signore
dammi anime e toglimi tutto il resto".
Essere sacerdote per lui significava, come
si legge nel suo diario spirituale:
"essere patrimonio di Cristo: sacra dos,
una cosa, una persona sacra; perciò
devo essere santo: Sancti estote quia
sancta tractatis. Devo essere Maestro:
sacra docens; dalle mie labbra non devono
uscire che parole di sapienza eterna,
sempre e dovunque, per tutte le anime che
Dio mette sul mio cammino; non devo
insegnare e proporre me stesso, le mie
idee, le mie opinioni... ma Cristo e il
suo Vangelo, il Concilio, la Chiesa, il
Magistero Ecclesiastico. Devo essere
Ministro: Sacra dans; sempre dedito alle
anime per dare e darmi senza condizioni,
perchè io non appartengo più
a me stesso ma alla Chiesa, e non come un
semplice fedele, ma come incaricato dai
fedeli e per i fedeli, cioé per le
anime, per tutte le anime, senza
distinzione né preferenze.
Evangelizare misit me Deus, diventando io
stesso una buona novella, per tutti quelli
che incontro, col mio esempio e col mio
sacrificio perchè tutti siano uno".
Oltre ad essere un sacerdote di profonda
orazione era, anche, un uomo di grande
azione. Soleva spesso ripetere
che:"L'orazione non è completa se
non è integrata dall'azione. La
parola orazione, infatti, non è
altro che il composto di orare
e di agire. Dobbiamo
perciò pregare ed operare di
conseguenza, se vogliamo essere, come
è nostro dovere, coerenti e
fecondi".
Come si potrebbero sintetizzare, oggi,
gli insegnamenti del Padre per coloro che
vogliono consacrarsi all'apostolato
ecumenico? Credo si possa estrarre il
succo del suo carisma da questo suo
scritto: "La nostra casa? La Chiesa; la
nostra Parrocchia? Il mondo; la nostra
Patria? Il Cielo; la nostra grandezza?
L'umiltà; la nostra vittoria?
L'ubbidienza; la nostra arma? L'Amore".
Tener presente o, meglio, far proprio
questo suo programma di vita, potrà
servire da ottima chiave per accedere alla
lettura di questa biografia che, pur nella
sua brevità, racchiude in sè
tanti insegnamenti che potranno aiutare il
lettore, attento ed aperto all'azione dello
Spirito Santo, a capire, non solo
l'importanza, l'attualità e
l'urgenza del problema ecumenico
all'inizio di questo Terzo Millennio, ma,
sopratutto, come convertire e consacrare a
questo carisma la propria vita, prima nel
proprio ambiente di famiglia, di lavoro,
di studio, e poi dove il Signore
vorrà: "Ut omnes et omnia unum sint
in Christo et in Ecclesia" (cfr Gv 17,21).
Il suo testamento spirituale si chiude
con questa assicurazione: "Dal Cielo
assisterò tutti quelli che ho
incontrato nel mio pellegrinaggio terreno
e in modo speciale quelli che, animati dal
sacrosanto ideale ecumenico, faranno parte
della mia Famiglia spirituale o in
qualunque maniera l'aiuteranno a
conseguire il suo fine".
Sac. Giovanni Salvi M.E.
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